COS’È LO SPAZIO MAMME?
Lo Spazio Mamme è un luogo di incontro, condivisione e apertura, ma anche un’opportunità di apprendimento e riflessione. Perché diventare madri è un viaggio che si affronta con coraggio e sincerità, tra aspettative, paure, gioie e difficoltà che possono essere esplorate e soprattutto vissute insieme.
Forza, coraggio, sorrisi e pianti spesso si mescolano in questo spazio caldo che accoglie donne in gravidanza o con bimbi da 0 a 12 mesi, in quei loro primi 365 giorni di vita così profondamente importanti.
PERCHÈ INCONTRARSI TRA DONNE IN GRAVIDANZA E NEOMAMME?
L’esperienza della gravidanza rappresenta un momento di forte svolta nel ciclo vitale dei futuri genitori, poiché li pone di fronte a una serie di compiti adattivi e trasformativi a livello identitario, relazionale ed esistenziale. La donna, in particolare, è chiamata a trasformare la propria identità integrandola con le nuove funzioni materne di accudimento e protezione, per rispondere ai bisogni del nascituro. I cambiamenti che si verificano durante la gravidanza comportano sostanziali modificazioni del suo mondo interno. Da un lato, a causa della rielaborazione delle relazioni con le figure genitoriali, in particolare con quella materna, e dall’altro per via delle fantasie e delle immagini del futuro bambino.
Se si tratta poi della prima gravidanza, solitamente si delinea un periodo “ponte” tra passato e futuro, tra noto e ignoto. Per quanto riguarda il passato, il riferimento alla figura materna apparirà quindi essenziale, poichè consente la riattivazione e l’utilizzo delle esperienze infantili vissute con la propria madre e il completamento dei processi identificatori con la stessa. Stern [1995] ha definito a questo proposito «costellazione materna» quella particolare organizzazione mentale che prepara e aiuta la donna a essere madre e da cui essa appare completamente assorbita dal momento del concepimento al post-parto. Per l’assunzione del ruolo materno è altresì importante il riferimento della donna alle esperienze infantili vissute con il padre.
Insomma, la riattivazione di tutte le identificazioni con le figure parentali diventa, durante la gravidanza, un processo centrale, spesso inconsapevole, e funzionale all’acquisizione delle competenze parentali da parte della futura mamma. Le rappresentazioni di se stessa come madre e quelle del futuro bambino, saranno poi preziose per la donna quando dovrà confrontarsi con il bambino reale. Infatti, la qualità delle fantasie della donna intorno al bambino nel corso della gravidanza costituisce un importante indicatore sia del suo investimento affettivo sul futuro bambino, sia della sua capacità di “tenerlo a mente”.
Esiste infatti una continuità tra le caratteristiche del mondo rappresentazionale del genitore e il sistema di cure che egli metterà in atto nell’interazione con il bambino.
Affrontare questo periodo delicato insieme ad altre mamme sarà per questo molto prezioso.
COSA TROVERÒ ALLO SPAZIO MAMME?
Negli ultimi anni sono stati sperimentati e realizzati numerosi programmi di intervento, tra loro diversificati, indirizzati alle mamme in gravidanza e alle mamme con bambini nel primo anno di vita. Lo scopo era quello di fornire un supporto ai genitori nelle prime fasi della loro relazione con il proprio bambino, migliorare le loro competenze, rendendo così più adeguata la qualità dell’interazione nella diade, promuovendo al contempo, nel bambino, legami di attaccamento sicuri in grado di garantirgli un adeguato sviluppo socio-emotivo.
Fra tutti i modelli di intervento, la maggior parte è spesso rivolta a diadi mamme-bambini considerati a priori a rischio, tra i quali si è magari già manifestata una difficoltà nella relazione (difficoltà ad alimentarsi, disturbi regolatori del sonno ed emotivi, etc.).
Rari sono invece i programmi preventivi e informativi rivolti alla popolazione generale, quindi ai genitori e ai bambini che non presentano particolari condizioni di rischio, ma che potrebbero godere di opportunità di crescita, confronto e apprendimento, al fine di allargare la loro esperienza e i loro vissuti insieme al loro piccolo.
Considerato il grande numero di problemi e di sfide che ogni giorno si presentano nella vita dei genitori – e che possono compromettere la loro capacità di essere sensibili, disponibili ed emotivamente accessibili nell’interazione diadica con i propri figli – l’intento è quello di dare la possibilità al genitore di poter far riferimento e affidamento a una rete sociale fitta di relazioni d’aiuto, a un clima emotivo familiare privo di conflitti e poter creare così le condizioni più favorevoli per fornire cure adeguate ai propri figli.
E PER I BAMBINI?
Oltre che per le mamme – che potranno godere della possibilità di vivere e far nascere amicizie autentiche, nell’accettazione totale dell’altro – anche per i bambini sarà un’importante opportunità di socializzazione con i pari, in un ambiente protetto e sotto la guida delle proprie figure di attaccamento primarie. Ciò è molto importante, perchè le competenze di regolazione emotiva si sviluppano nel bambino in sinergia con il suo sviluppo cerebrale; sviluppo che nelle fasi precoci è ampiamente influenzato dalla qualità delle interazioni sociali che egli inizia intrattenere, andando a configurare quello che viene chiamato social brain, cervello sociale (Cozolino, 2006). Infatti, sorprenderà che la comunicazione affettiva che il bambino attiva verso i suoi partner nel primo anno di vita non appare motivata unicamente dai suoi bisogni di regolazione emotiva e di attaccamento, ma che è anche riconducibile a quella tendenza innata a entrare in connessione con l’altro al fine di condividere stati emotivi e costruire così una sorta di companionship con i propri interlocutori (Traverthen, 1979).
Il bambino è in grado già dal secondo mese di vita di rispondere – attraverso mimica, gesti e vocalizzi – in modo contingente agli stati emotivi ed affettivi del partner. E questa è una iniziale e importantissima forma di consapevolezza dell’altro da sé. Dunque cruciale diviene la social responsiveness della madre per far emergere e sviluppare queste straordinarie capacità comunicative nel suo bambino. La funzione di organizzazione svolta dalla madre è infatti di fondamentale importanza: il genitore, rispecchiando e condividendo le esperienze emotive del figlio, ne riconosce l’importanza e la legittimità, favorendone l’integrazione nella sua personalità (Ferenczi, 1929; Bion, 1962; Winnnicott, 1965; Kohut, 1977).
In quest’ottica, le esperienze relazionali precoci, intese come esperienze prototipiche, costituiscono il cuore della personalità del soggetto, delineandosi come la base delle successive
traiettorie evolutive.
COME SARANNO STRUTTURATI GLI INCONTRI.
Nell’arco del primo anno di vita del proprio bambino, le mamme potranno trovare un luogo di ascolto e di confronto, con la presenza di diversi specialisti (Ostetrica, Osteopata pediatrica, dietista, allergologo e altri) che, ad ogni incontro, assieme alla Psicologa Elena Tsoutsis, realizzatrice del progetto, proporranno una diversa tematica di discussione, in modo da offrire un ricco ventaglio di proposte e di importanti informazioni.
Gli incontri si svolgeranno il mercoledì mattina e avranno una durata di circa 1,30h.
Il primo incontro conoscitivo sarà gratuito. Successivamente saranno previsti due incontri al mese; il costo di ogni singolo incontro è di € 10,00.
La prenotazione è obbligatoria.
Per maggiori informazioni o per prenotare telefonare allo 059 5180176 o 351 8003646 o tramite Whatsapp.




